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Differenze di attivazione muscolare durante posturografia in appoggio monopodalico in diverse condizioni sensoriali, mediante sEMG e strumentazione Delos​

    Differenze di attivazione muscolare durante posturografia in appoggio monopodalico e in in diverse condizioni sensoriali, mediante sEMG e strumentazione Delos

    Questo articolo è il risultato di una ricerca svolta per il mio progetto di tesi di laurea magistrale presentato al NSCA 6th International Conference di Madrid.

    Dato che a volte può risultare un po’ complesso capire quello che dicono gli articoli scientifici, voglio semplificarlo in modo che anche tu, senza necessariamente avere basi scientifiche possa comprenderlo. In fondo alla pagina puoi trovare l’abstract dell’articolo pubblicato sulla rivista National Sport & Conditioning Assosiation.

    Introduzione

    Noi esseri umani abbiamo da sempre una struttura instabile che ci consente una notevole dinamicità. Per mantenere questa dinamicità abbiamo bisogno di lottare continuamente contro la forza di gravità e assumere posture per interagire al meglio con l’ambiente che ci circonda.

    Il mantenimento della postura è garantito dalla contrazione dei muscoli antigravitari e dall’interazione della corteccia cerebrale con i recettori neuromuscolari. Il nostro cervello è così costantemente informato sui cambiamenti del nostro corpo e può fornire aggiustamenti mirati sia in condizioni statiche che dinamiche.

    L’ uomo moderno rispetto ai suoi antenati è sempre più ipocinetico e sta perdendo la capacità di muoversi. Le conseguenze di questo fenomeno sono visibili in tutto il mondo, Italia compresa con maggiori incidenti domestici (700mila persone coinvolte nel 2014, stimate da Istat) e cadute (54,8% della popolazione sana.)

    L’Italia è uno dei paesi con la più alta percentuale di anziani, infatti l’età
    media dei maschi è pari a 80,1 anni e l’età media delle femmine è pari a
    84,7 anni. Tuttavia i dati Istat riferiti al 2015 confermano che solo 11,2%
    con età compresa tra 65 e 74 anni svolgono attività fisica con continuità. È stato stimato che la pratica sportiva continuativa diminuisce del 20% dopo i 55 anni sia per i maschi che per le femmine (Istat, 2015).

    A volte si pensa che soltanto le persone anziane e le persone sedentarie siano a rischio di infortuni e cadute. Gli sportivi e i giovani sono davvero in grado di gestire le situazioni posturali in modo ottimale?

    Dario Riva, massimo esperto di propriocezione a livello internazionale, dice “due soggetti con età cronologica identica, possono avere livelli di efficienza
    motoria molto differenti e prospettive di qualità di vita negli anni a venire,
    drammaticamente diverse per una più precoce perdita di autonomia nel
    soggetto meno efficiente
    ” (Riva, 2015).

    Materiali e Metodi

    Questo studio ha analizzato oltre 30 soggetti sani e mediamente sportivi di età compresa tra 20 e 35 anni con l’obiettivo di verificare l’attivazione muscolare del comparto gamba (tibiale anteriore, peroneo lungo, gemello mediale e gemello laterale) in appoggio monopodalico ad occhi aperti e ad occhi chiusi. Tuttavia, nonostante l’età dei soggetti sia nel picco dell’efficienza motoria solo 14 di loro sono risultati idonei per la conclusione di questa ricerca.

    Le condizioni di inclusione di questo studio prevedevano il mantenimento della posizione eretta in appoggio monopodalico per 20 secondi, ad occhi aperti e ad occhi chiusi senza mai doversi appoggiare con le mani per perdita di equilibrio.

    I soggetti che sono riusciti a mantenere la posizione (come nella foto a destra) sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi per 20 secondi, sono stati valutati attraverso il software Delos Postural Proprioceptive System (leader nella valutazione e riprogrammazione del controllo propriocettivo) ed elettromiografia di superficie (per verificare l’attivazione muscolare).

     

     

    Risultati

    I risultati della ricerca hanno evidenziato 2 aspetti importanti:

    1. Ad occhi chiusi l’attivazione muscolare di tutti i soggetti è raddoppiata o addirittura quadruplicata. Questo perchè togliendo la componente visiva tutta la muscolatura adibita al mantenimento della postura eretta si attiva
    per cercare di compensare questa mancanza ed evitare che il soggetto
    perda l’equilibrio aumentando il rischio di cadere.

    2. Il muscolo peroneo lungo è risultato lo stabilizzatore principale utilizzato da tutti i soggetti sul piano frontale ad occhi chiusi per la gestione dell’instabilità.

    Conclusioni

    Per concludere possiamo farci una domanda: come mai l’uomo moderno non ha paura della perdita della capacità di muoversi? In ognuno di noi ci sono le basi per poter riattivare ciò che la società sta piano piano spegnendo.

    I soggetti risultati idonei allo studio hanno ancora attiva la riserva funzionale (la capacità di gestire nel miglior modo possibile le situazioni posturali nell’ambiente che ci circonda). Quello che fa maggiormente riflettere sono tutti quei soggetti giovani e sani che non sono risultati idonei. Come saranno tra 10 anni?

    QUI puoi leggere l'abstract

    Copyright © National Strenght & Conditioning Association